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Il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, con il decreto n. 229 del 2 luglio 2026, ha introdotto nuove misure per accelerare la sostituzione degli airbag Takata su oltre 1 milione di veicoli, riconoscendo di fatto che le campagne di richiamo delle case automobilistiche non hanno ancora consentito di mettere in sicurezza un numero enorme di automobili circolanti.
Il decreto introduce un sistema di controllo dei veicoli interessati dal richiamo degli airbag Takata al momento della revisione periodica. Se il veicolo è già sottoposto a “stop drive” dai produttori (divieto di circolazione,) la revisione richiede necessariamente la sostituzione dell’airbag. Se invece il veicolo non è sottoposto a stop drive fino al 30 settembre 2026, è sufficiente dimostrare di aver prenotato l'intervento; dal 1° ottobre sarà invece necessario l’intervento sull’airbag con divieto di circolazione fino alla sostituzione.
Il decreto non impone alle case automobilistiche alcun termine entro il quale completare la sostituzione dell'airbag richiesta dal proprietario, non prevede sanzioni in caso di ritardi e non le obbliga a mettere a disposizione dei proprietari le auto sostitutive, decisione rimessa ai produttori.
Con ordinanza del 23 giugno 2026, il tribunale di Torino ha confermato l’ordinanza già emessa in data 11 dicembre 2025, riconoscendo il diritto dei consumatori, proprietari dei veicoli in attesa della sostituzione dell’airbag, di ottenere un veicolo di cortesia o un voucher per il servizio di car sharing. Il tribunale ha condannato le società del gruppo Stellantis a inviare nuove comunicazioni ai proprietari delle autovetture richiamate, ribadendo la necessità di interrompere la guida e di avviare la procedura di check-in.
“Le misure adottate dal Ministero - dichiara Paolo Fiorio, coordinatore del servizio legale di MC - sono tardive, perché il problema degli airbag Takata è noto da oltre quindici anni, inefficaci in quanto non considerano il rischio grave per tutti quei veicoli circolanti che abbiano superato la revisione negli ultimi mesi che potranno continuare a circolare anche se soggetti allo stesso rischio grave che non consente il superamento della revisione. Si tratta in ogni caso di misure sbilanciate perché non impongono nessun obbligo alle case automobilistiche responsabili sia della produzione di auto non sicure, sia delle tardive e inefficaci campagne di richiamo. Tutti i rischi e i costi restano a carico degli automobilisti ai quali non viene nemmeno assicurata l’auto sostitutiva e il traino per fare riparare il veicolo”.
MC invita i consumatori a verificare se il proprio veicolo è destinatario della campagna di richiamo, accedendo al sito del Ministero o della propria casa automobilistica.
Nel caso in cui la riparazione non sia immediata o non venga messo a disposizione entro sette giorni dalla richiesta un autoveicolo sostituivo, ci si può rivolgere a Movimento Consumatori scrivendo a
Per informazioni e assistenza sull’azione collettiva Opel, si può compilare il modulo online. Per aderire alla class action Citroen si può compilare questo form.
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