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Comunicato congiunto Movimento Consumatori APS, Adic Toscana Aps, Rete Zero Pfas Italia
Le associazioni esprimono forte preoccupazione per le possibili conseguenze ambientali e sanitarie derivanti dal grave incendio sviluppatosi presso l'impianto Delca Energy a Lugnano di Vicopisano (PI), posto ieri sotto sequestro, in cui venivano stoccati e trattati rifiuti plastici. Prendendo atto dell'operato profuso dai vigili del fuoco, dagli enti di controllo e dalle istituzioni coinvolti nella gestione dell'emergenza, le associazioni credono che la popolazione abbia il diritto di ricevere informazioni complete, trasparenti e scientificamente fondate sugli effetti reali che un evento di tale portata può avere avuto sul territorio (Decreto Legislativo n. 195/2005 e dal Codice dell'Ambiente e D.Lgs. 152/2006).
Secondo le informazioni pubblicamente disponibili, nell'impianto erano presenti ingenti quantitativi di CSS (Combustibile Solido Secondario) e altri materiali che possono essere suscettibili di generare, in caso di combustione, emissioni contenenti particolato fine e ultrafine, idrocarburi policiclici aromatici (IPA), metalli pesanti, diossine, furani, PFAS e altre sostanze potenzialmente nocive.
Per tale ragione le associazioni ritengono che le verifiche ambientali non possano essere limitate esclusivamente alle aree immediatamente circostanti l'impianto o a un raggio di poche centinaia di metri. Le dinamiche atmosferiche, la durata dell'incendio, l'altezza della colonna di fumo e le condizioni meteorologiche registrate nei giorni dell'evento potrebbero rendere, infatti, necessario estendere le valutazioni a un'area molto più ampia, comprendente almeno un raggio di 20 chilometri e, dove necessario, anche oltre. È fondamentale comprendere:
-dove siano effettivamente ricaduti gli inquinanti trasportati dalla nube;
-quali aree agricole, boschive e residenziali possano essere state interessate dalle deposizioni atmosferiche;
-se siano state coinvolte sorgenti, corsi d'acqua, orti, allevamenti e coltivazioni;
-quali effetti possano essersi verificati sulle aree naturali protette e sugli habitat di pregio ambientale presenti nel territorio.
Le associazioni chiedono che vengano resi pubblici:
- tutti i dati relativi ai monitoraggi effettuati durante e dopo l'incendio;
- i modelli di dispersione atmosferica utilizzati per stimare il percorso della nube;
- le analisi relative alle deposizioni al suolo, alla vegetazione e alle acque superficiali e sotterranee;
- i criteri utilizzati per individuare i punti di campionamento;
- le eventuali valutazioni epidemiologiche e sanitarie connesse all'evento attuale e a eventuale inquinamento pregresso.
Riterremmo inoltre opportuno, attivare un piano straordinario di monitoraggio ambientale, esteso ai territori potenzialmente interessati dalle ricadute, con particolare attenzione alle zone agricole, alle aree boscate, ai centri abitati, ai siti di particolare valore naturalistico e archeologico. La tutela della salute pubblica e dell'ambiente deve essere affidata a valutazioni approfondite (anche alla luce del fatto che già 5 anni fa si è sviluppato un altro incendio) e non limitate ai soli territori immediatamente confinanti con l'impianto. I cittadini hanno diritto di sapere con precisione cosa è stato emesso nell'atmosfera, dove sono finite le ricadute e quali conseguenze possano essersi prodotte sul territorio. Solo attraverso la massima trasparenza, controlli estesi e verifiche scientifiche approfondite sarà possibile ristabilire la fiducia della popolazione e garantire una reale tutela dell'interesse pubblico.
Movimento Consumatori APS, ADiC Toscana APS e Rete Zero Pfas Italia continueranno a seguire con attenzione l'evoluzione di questa vicenda, insieme ai tanti cittadini e cittadine del luogo, riservandosi di promuovere lo sviluppo di reti di sostegno e di contribuire ad attivare ogni iniziativa utile alla difesa dei cittadini-consumatori, della salute collettiva e dell'ambiente. Non si può continuare a stare a guardare quando, solo in questi giorni, si sono registrati altri diversi tre incendi in Italia: alla Eco Word di Francavilla Fontana (BR) il 5 giugno; a Marigliano (NA) il 13 giugno, in cui è stato coinvolto un deposito di plastica e legno; alla Ader plastic di Ottaviano (NA); a Camerano (AN) alla Giba stampi, quattro giorni fa.
Occorre smettere di produrre plastica e promuovere un modello della gestione dei rifiuti che sia davvero sostenibile incentivando l’economia circolare.
Utilitalia (la Federazione delle imprese di acqua, ambiente ed energia) in un articolo on line apparso ieri su Ecomondo, ha dichiarato che nelle ultime settimane ha avviato un monitoraggio su questi problemi: “Il sistema nazionale di gestione e riciclo dei rifiuti di imballaggio in plastica è sull’orlo della paralisi, con il rischio imminente di compromettere la regolarità e la continuità del servizio in numerose aree del Paese….il monitoraggio fotografa una situazione preoccupante: a fine aprile, i quantitativi di materiale plastico stoccati presso i centri di raccolta risultavano quasi raddoppiati rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Un quadro ancora più allarmante alla vigilia della stagione estiva, che rischia di generare non solo disservizi per i cittadini ma anche il rischio di incendi all’interno dei siti di stoccaggio”.
Associazione Movimento Consumatori APS
Associazione per i Diritti dei Cittadini ADiC Toscana APS
Rete Zero Pfas Italia
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