Prodotti finanziari illiquidi

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Per prodotti finanziari illiquidi si intendono i prodotti per i quali sussistono difficoltà di smobilizzo a condizioni significative, ovvero che determinano per l’investitore ostacoli o limitazioni allo smobilizzo entro un lasso di tempo ragionevole, a condizioni di prezzo significative, ossia tali da riflettere, direttamente o indirettamente, una pluralità di interessi in acquisto e in vendita anche avuto riguardo allÂ’aspetto della convenienza economica della transazione ed alla luce dei costi in cui può incorrere l’investitore (si veda la Comunicazione Consob n. 9019104 del 2 marzo 2009).

Rientrano nella categoria dei prodotti finanziari illiquidi, esclusi dalla categoria degli strumenti finanziari non complessi:

Obbligazioni bancarie - Polizze assicurative a contenuto finanziario - Derivati OTC - Azioni di banche non quotate.

Normalmente vengono definiti come a basso rischio e a capitale garantito: viene però spesso sottostimata (o celata) la rischiosità, dovuta alla scarsa “liquidità”, ovvero al fatto che si tratta di strumenti non negoziabili sul mercato.

Per quanto riguarda le azioni anche il prezzo, non essendo frutto del mercato ma essendo determinato dalla stessa società attraverso pareri commissionati ad esperti di settore, è altro elemento aleatorio e potenzialmente non attendibile.

La sottostima del rischio è anche talvolta conseguenza della negoziazione in conflitto di interessi da parte della banca che tende a proporre alla propria clientela azioni dalla stessa emesse.

La Consob con comunicazione del 2009 ha previsto particolari tutele a favore del risparmiatore nella negoziazione dei titoli illiquidi.

E’ infatti capitato – come avvenuto ad esempio nella negoziazione delle azioni di Veneto Banca e della Banca Popolare di Vicenza - che azioni illiquide, emesse da banche non quotate in borsa, vengano cedute a risparmiatori per i quali non si tratta di un investimento adeguato, ad esempio perché questi ultimi, ad esempio per età o per motivi di salute o per progetti di vita, hanno bisogno di "realizzare" l'investimento e di trasformarlo in denaro contante, senza dover aspettare la scadenza (ammesso che ci sia, come ad esempio nel caso delle azioni).

 

PER VERIFICARE SE LA BANCA HA RISPETTATO GLI OBBLIGHI NELLA VENDITA, E' NECESSARIO VISIONARE E APPROFONDIRE IL TIPO DI CONTRATTO CHE E' STATO STIPULATO.

Nel caso in cui l’intermediario sia tenuto a rendere al cliente un servizio di consulenza (e dunque una valutazione sull'adeguatezza dell’investimento), dovrà essere innanzitutto valutato il rischio di liquidità dello strumento finanziario in relazione al periodo di tempo per il quale il cliente desidera conservare l’investimento, cd. “holding period” (art. 39 c. 4° Reg. 16190/2007).

Dovrà essere valutata inoltre l’adeguatezza dell’investimento in relazione alla propensione al rischio del cliente, alla sua esperienza e conoscenza in ambito finanziario.

ATTENZIONE: se è stato sottoscritto un contratto che non prevede il servizio di consulenza (il contratto stipulato in vigenza della normativa MIFID specifica i servizi e le caratteristiche fornite indicando, tra le altre informazioni, il contenuto delle prestazioni dovute e delle tipologie di strumenti finanziari e di operazioni interessate) la banca è tenuta a rendere la valutazione di appropriatezza sulla base delle informazioni in suo possesso, acquisite grazie alla cd “profilatura MIFID” sulla sua conoscenza ed esperienza nel settore di investimento rilevante per il tipo di strumento o di servizio chiesto.

Nel caso in cui lo strumento non sia appropriato, il cliente viene avvertito di tale situazione per iscritto.

Se hai bisogno di assistenza scrivi a rimborsi@movimentoconsumatori.it o chiama il numero  0115611414.

 

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