Risarcimento per i processi troppo lunghi

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Il diritto ad un equo processo "entro un termine ragionevole" è espressamente previsto dalla legge.

QUAL E’ IL DIRITTO CHE SI PUO’ FAR VALERE?
Diritto ad un’equa riparazione: spetta a chi abbia subito un danno patrimoniale o non patrimoniale a causa del mancato rispetto del termine ragionevole. Secondo i criteri determinati dalle sentenze della Corte Europea dei diritti dell’Uomo, in genere, la durata di un procedimento deve considerarsi non ragionevole se supera i tre anni in primo grado, i due anni in secondo grado e un anno in Cassazione.

I criteri di valutazione previsti sono essenzialmente gli stessi adottati dalla Corte di Strasburgo: complessità del caso, comportamento delle parti e comportamento degli organi giudiziari (a questo proposito, rilevano l’assenza di questioni giuridiche particolarmente difficili o accertamenti di fatto impegnativi, il numero esiguo dei documenti prodotti o dei testimoni indicati dalle parti, i rinvii eccessivamente lunghi concessi dai giudici, i rinvii richiesti a scopo meramente dilatorio dalle parti, i congedi di maternità, le lungaggini derivanti dall’avvicendamento di giudici diversi nel medesimo giudizio, disfunzioni dell’organizzazione giudiziaria tali da impedire ai giudici, per sovraccarico di lavoro, di assolvere in tempo ragionevole le loro funzioni, il mancato rispetto dei termini da parte dei consulenti tecnici, etc…)

COSA FARE?
Il ricorso, che deve contenere una completa esposizione dei fatti (la prova dell’eccessiva durata è costituita dalla copia degli atti processuali), deve essere sottoscritto da un difensore e deve essere depositato presso la cancelleria della Corte d’appello competente (sita in una circoscrizione diversa dal Tribunale che ha deciso la controversia oggetto del ricorso).  

La Corte d’appello fissa, quindi, un’udienza in cui la parte ricorrente (a mezzo del proprio difensore) espone le ragioni a fondamento della domanda e l’Avvocatura dello Stato difende il Ministero della Giustizia. La Corte d’appello dovrà decidere e pronunziare il decreto che liquida il danno per l’eccessiva durata del processo entro il termine di quattro mesi dal deposito del ricorso.

La domanda di equa riparazione potrà essere presentata anche nell’ipotesi in cui il procedimento, del quale si lamenti la durata abnorme, non sia ancora concluso, ma il termine massimo per la presentazione del ricorso è comunque di sei mesi dalla decisione definitiva.

Nel caso in cui la decisione della Corte d’appello non sia conforme ai principi stabiliti dalla giurisprudenza della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, è possibile ricorrere in Cassazione.

Se anche la sentenza della Corte di Cassazione non è soddisfacente, è comunque possibile ricorrere avanti alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo e delle Libertà Fondamentali, entro il termine di sei mesi dalla sentenza che definisce il giudizio.

CHI PUO’ RICORRERE?
Chiunque abbia subito un processo di durata eccessiva (sia parte vincitrice che parte soccombente) ha diritto all’equa compensazione per la violazione del diritto alla durata ragionevole del processo. Secondo la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, infatti, se le cause avessero una durata ragionevole, anche la parte perdente ne trarrebbe un beneficio.

Inoltre, il risarcimento non è riservato soltanto ai cittadini italiani, ma anche agli stranieri che subiscano una lungaggine processuale nel territorio italiano.

COSA SI PUO’ OTTENERE?
Un processo che rispetti i parametri dettati dalla giurisprudenza della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo deve garantire, come già specificato, una sentenza di primo grado entro tre anni dall’inizio del procedimento e una sentenza di secondo grado entro ulteriori due anni. Superati, quindi, cinque anni complessivi di durata del procedimento (se la causa è passata anche in secondo grado), la Corte di Strasburgo considera come “eccessivo” tutto il tempo di durata del procedimento, che verrà computato ai fini del risarcimento. Ne deriva che, se un processo avrà una durata complessiva di quindici anni, la Corte considererà una durata eccessiva di quindici anni ed il risarcimento dovrà essere liquidato di conseguenza.

Il danno risarcibile è sia il danno patrimoniale, che il danno non patrimoniale, riconducibile al danno alla persona che si concretizza nel danno da “stress”, direttamente derivante dallo stato di incertezza ed ansia circa l’esito del processo protrattosi per un periodo di tempo eccessivamente lungo e che prescinde dall’esistenza di un pregiudizio economico.

La Corte Europea dei Diritti dell’Uomo ha determinato in 1.000 – 1.500 Euro l’importo del risarcimento per ogni anno di eccessiva durata del processo.

Quindi, se il processo ha una durata complessiva di 15 anni, il risarcimento può andare da 15.000 a 22.500 Euro.

 

 

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