Banca Popolare di Bari

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12-10-2020

La storia della Banca

Fondata a Bari nel 1960, la Banca Popolare di Bari (BPB) è il primo gruppo creditizio del Mezzogiorno, presente, oltre che in Puglia, anche in altre regioni italiane (Campania, Basilicata, Calabria, Molise, Lazio, Marche, Umbria, Toscana, Veneto, Lombardi, Abruzzo ed Emilia Romagna), contando circa 70 mila soci.

600.000 sono gli attuali clienti della banca, tra cui oltre 100.000 aziende, e 3.000 i dipendenti. I depositi da clientela ammontano a circa € 8 miliardi, di cui 4,5 di ammontare unitario inferiore a € 100.000 e come tali protetti dal Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi (FITD).

Guidata dalla famiglia Jacobini, nel 2014 la BPB, dopo una crescita esponenziale degli sportelli a seguito di acquisizioni di banche locali, ha acquisito la Banca Tercas e la controllata Banca Caripe, divenendo una delle dieci maggiori banche italiane. Il primo acquisto veniva accompagnato da un contributo di € 330 mln alla BPB da parte del Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi (FITD), non senza contestazioni da parte della Commissione Europea per violazione delle regole sulla concorrenza.

Nel biennio 2014-15 la Banca realizzava un’operazione di rafforzamento patrimoniale di complessivi € 550 milioni, tra emissioni di nuove azioni (330 mln) e collocamento di obbligazioni subordinate (220 mln).

In occasione dell'assemblea relativa all’approvazione del bilancio del 2015, il titolo azionario della Popolare di Bari veniva ridotto da € 9,53 ad € 7.50. Successivamente venivano operate ulteriori svalutazioni del titolo ad € 5,40, poi ad € 3,00, e attualmente ad € 2,38.

Nel dicembre 2016, per effetto delle Ordinanze del Consiglio di Stato che sospendevano l’attuazione della riforma delle banche popolari, si interrompeva il processo di trasformazione della BPB in società per azioni (trasformazione che viene invece completata dalla gran parte delle popolari interessate dal provvedimento). In questo modo è venuta a mancare una condizione importante per raccogliere il capitale di rischio, permanendo lo status di società cooperativa.

Nei primi mesi del 2018, in pendenza del processo di trasformazione societaria obbligatoria, che avrebbe consentito alla banca di gestire il rimborso ai soci in caso di recesso, venivano elaborati alcuni progetti alternativi di trasformazione societaria volti a escludere il rischio di rimborso, nonché ipotesi di integrazione con altre popolari del centro-sud.

Dati i rilevanti rischi legali accertati dall’Autorità di vigilanza su tali progetti, questi venivano accantonati.

Nel medesimo periodo si registrava un notevole peggioramento della situazione aziendale: il primo semestre del 2018 si chiudeva con una perdita consolidata di circa 140 milioni di euro, registrandosi anche la riduzione dei coefficienti patrimoniali al di sotto dei valori target fissati dall’Autorità di vigilanza.

Con lettera del novembre 2018 la Banca d’Italia, sottolineando l’inadeguatezza del percorso di risanamento aziendale, invitava gli organi aziendali a comunicare gli eventuali sviluppi nella ricerca di potenziali investitori nel capitale e i progressi nel progetto di integrazione con altre banche popolari. Inoltre, la stessa richiedeva agli organi di controllo interno di condurre una verifica sulla correttezza della classificazione e degli accantonamenti sulle esposizioni nei confronti dei maggiori gruppi affidati.

Il bilancio del 2018, ormai compromesso, si chiudeva con una perdita consolidata di 430 milioni di euro, mentre i coefficienti patrimoniali, diminuendo ulteriormente, rimanevano ben al di sotto della riserva di conservazione del capitale.

All’inizio del 2019, a causa di forti conflittualità tra gli organi direttivi e quelli di controllo interno, la BPB entrava in un vero e proprio stallo gestionale.

Nel medesimo periodo, la Banca d’Italia evidenziava l’importanza di salvaguardare la coesione nella governance in una fase particolarmente delicata per la banca, oltre che di inserire nel Consiglio di Amministrazione elementi dotati di autorevolezza, reputazione e adeguati requisiti di esperienza.

Il 13 dicembre 2019 il Consiglio dei ministri si riuniva per discutere della questione legata alla crisi della BPB, commissariata dalla Banca d’Italia, approvando due giorni dopo il decreto contenente talune misure a sostegno della banca. Interveniva anche Il Fondo di tutela dei depositi interbancari, anticipando un contributo-ponte da 310 milioni di euro per garantire la continuità operativa dell’Istituto.

Sempre a dicembre 2019, Governo e Ftid varavano un piano di ricapitalizzazione per 1.4 miliardi, equamente ripartiti fra loro. L'impegno pubblico, tuttavia, è stato temporaneamente, ad oggi, limitato all'esborso di 430 milioni, con grave pregiudizio per gli azionisti colpiti dalla crisi, ammontanti a più di 70.000, oltre che per molti obbligazionisti.

La trasformazione della BPB in S.p.A. viene conseguita, insieme all’aumento del capitale, solo il 29 giugno 2020. In questo modo si è salvata la banca dal fallimento, ma rimane ancora aperta la questione dei rimborsi agli investitori, tra cui in particolare gli azionisti.

 

Sulle indagini giudiziarie e delle Autorità Amministrative di settore

Come altri importanti istituti bancari, la BPB non è stata esente da indagini delle autorità competenti nel settore.

Tra le indagini giudiziarie, si ricordano quelle che, tra il 2016 e il 2017, sono state avviate dalla Procura di Bari a carico dei vertici della medesima per presunte attività illecite (tra cui falso in bilancio, corruzione ostacolo alla vigilanza, false comunicazioni al mercato).  

Quanto alle autorità amministrative indipendenti, la Banca d’Italia nel 2010 ha constatato, dopo vari accertamenti ispettivi, carenze nell’organizzazione e nei controlli interni sul credito della BPB, vietando a quest’ultima l’espansione dell’attività e imponendo particolari requisiti patrimoniali.

Tra il 2011 e il 2013, la medesima autorità richiamava la BPB circa l’esigenza di rafforzare i presidi a fronte dei rischi di liquidità e di credito, della governance aziendale, del sistema dei controlli interni e delle tematiche di compliance. Veniva, così, approvato un piano di risanamento delle problematiche riscontrate, il cui esito positivo, nel 2014, determinava la cessazione delle misure restrittive adottate dalla Banca d’Italia. Quest’ultima, dunque, autorizzava la BPB all’acquisto del gruppo Tercas, a cui già si è accennato sopra.

Nel giugno 2016 la Banca d’Italia avviava nuove ispezioni sull’adeguatezza patrimoniale e del credito, conclusesi nel novembre 2016 con un giudizio “parzialmente sfavorevole”. Quanto agli aspetti negativi, si evidenziavano significativi ritardi nella realizzazione delle misure di rafforzamento dei mezzi propri rispetto agli obiettivi prefissati ed alle esigenze di rafforzamento nel sistema dei controlli sui crediti.

Inoltre, veniva constatata l’inadeguatezza della direzione e controllo dell’Organo amministrativo e dell’Esecutivo della Capogruppo alle accresciute complessità derivanti, tra l’altro, dall’ampliamento del perimetro operativo conseguito con l’acquisizione del gruppo Tercas (sul ruolo di Banca d’Italia).

Più recentemente, nel giugno 2019 la Banca d’Italia avviava una procedura sanzionatoria amministrativa nei confronti dell’intermediario e di alcuni dirigenti ed ex dirigenti, per carenze nei controlli relativi al processo creditizio.

Nello stesso mese, si avviavano ispezioni sul necessario ricambio della governance, avvenuto a fine luglio, per poi passare all’analisi della qualità del credito: i risultati, ufficializzati a dicembre, evidenziavano la mancanza di celerità e di efficacia delle misure correttive opportune per superare la stasi operativa e riequilibrare la situazione reddituale e patrimoniale della BPB, nonché gravi perdite patrimoniali.

Anche la Consob ha avviato delle indagini sull’attività di BPB, alcune delle quali conclusesi con provvedimento negativi. In particolare, con le delibere n. 20583 e n. 20584 dell’ottobre 2018, l’Autorità di vigilanza ha comminato multe per circa 2,6 milioni di euro alla banca e ai relativi vertici, tra i quali Marco Jacobini e l'ex direttore Vincenzo De Bustis.

Quanto alla prima delibera, le relative contestazioni hanno riguardato la violazione, nel periodo dal 1° maggio 2013 al 4 novembre 2016, dell’art. 21 c. 1° lett. a) e d) d.lgs. 58/1998 TUF, nonché degli artt. 15 del Regolamento Congiunto e 49, co. 1 e 3 del Reolamento Intermediari, che impongono agli intermediari finanziari, rispettivamente: di comportarsi con diligenza, correttezza e trasparenza, per servire al meglio l'interesse dei clienti, di dotarsi di procedure idonee ad assicurare il corretto svolgimento dei servizi di investimento, di rispettare diverse regole di condotta nella gestione degli ordini dei clienti.

La Consob ha accertato carenze procedurali ed irregolarità comportamentali relative alle procedure per la valutazione dell'adeguatezza e dell'appropriatezza, con specifico riferimento alle modalità di profilazione della clientela e dei prodotti, di raffronto fra i rispettivi profili, nonché alla mancata valorizzazione, nell'ambito del giudizio di adeguatezza, di eventuali finanziamenti concessi dalla Banca stessa e finalizzati all'effettuazione di un'operazione di investimento. Ma ancora, sono state constatate irregolarità e violazioni nella gestione degli ordini aventi ad oggetto azioni proprie sul mercato secondario.

Altre irregolarità sono state accertate dalla Consob nel periodo dal 9 aprile 2014 al 7 aprile 2016. La BPB ha, infatti, violato le disposizioni che impongono agli intermediari di dotarsi di procedure, anche di controllo interno, idonee ad assicurare l'efficiente svolgimento dei servizi e delle attività, in quanto carente di opportuni procedimenti per la formazione del prezzo delle azioni della Banca. Ciò non è rimasto senza ripercussioni negative sul servizio di negoziazione avente ad oggetto azioni proprie prestato dalla Banca medesima, privo degli adeguati standards di diligenza.

Ancora, con la delibera n. 20584 la Consob [http://www.consob.it/en/web/area-pubblica/bollettino/documenti/hide/afflittivi/pec/int/2018/d20584.htm?hkeywords=&docid=2&page=0&hits=17&nav=false] ha accertato, con riguardo agli aumenti di capitale lanciati da BPB nel novembre 2014 e nel maggio/giugno 2015, l’omissione, nei prospetti informativi pubblicati in tali occasioni, di informazioni complete in merito alla determinazione del prezzo di offerta delle azioni BPB, secondo le valutazioni formulate dal consulente incaricato di assistere la Banca nella stima del relativo valore. In questo modo si è pregiudicata la possibilità, per gli investitori, di ottenere le notizie utili al conseguimento di una piena valutazione sulle azioni offerte.

Nonostante le interlocuzioni con la Consob e con l’Autorità giudiziaria, nonché la sottoposizione della crisi all’attenzione del Ministro dell’Economia e delle Finanze nella seconda metà del 2019, il 13 dicembre 2019 la Banca d'Italia ha commissariato la Banca.

 
I danni subiti dagli azionisti

Alla luce delle vicende sopra esposte, è di tutta evidenza il grave pregiudizio che è derivato a coloro che hanno acquistato le azioni illiquide emesse e vendute alla clientela della Banca Popolare di Bari.

Recentemente la BPB ha offerto ai propri Soci la possibilità di aderire ad una procedura di conciliazione per la risoluzione delle controversie relative alle azioni della stessa Banca.

In ogni caso, rimangono percorribili le vie alternative della tutela giudiziaria, la quale potrebbe giovare anche dei numerosi provvedimenti favorevoli ai risparmiatori emanati dall’ABF e dall’ACF, che hanno riconosciuto diffuse violazioni della normativa a tutela dei risparmiatori.

Per informazioni e assistenza, scrivi a rimborsi@movimentoconsumatori.it o chiama il numero nazionale 0115611414.

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