Le aspettative disattese del Sin-Sir

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25-11-2019

Quello che viene definito Sin (Sito di interesse nazionale) e Sir (Sito di interesse regionale) di Massa Carrara è uno dei siti che hanno avuto insediamenti industriali chimici in Italia e il ministero dell’Ambiente si sta attivando per la sua caratterizzazione e per le bonifiche.

I cittadini, i gestori di aziende, le imprese i servizi che si trovano nel perimetro del Sin – Sir (area di circa 17 km quadrati), sanno della situazione dell’inquinamento ambientale che lo caratterizza da decenni. Conosciamo anche i limiti e l’inefficacia fino ad ora delle istituzioni che avrebbero bonificato solo il 5% dei terreni nel territorio Apuano, lasciando nel dimenticatoio l’altra bonifica altrettanto importante e rilevante, quella della falda acquifera.
D’altro canto non è un segreto, che la società in house (Sogesid SpA) che opera per conto del ministero dell’Ambiente e la direzione della Regione Toscana, abbia svolto un primo lavoro di caratterizzazione[1] delle falde ed analisi dei pozzi della sopracitata zona e che sono state ritrovate in varia concentrazione sostanze chimiche potenzialmente pericolose, lasciate in eredità dagli insediamenti industriali che si sono succeduti in oltre quaranta anni. Per averne conferma, basta andare nel sito ufficiale dell’ARPAT dove si può trovare l’elenco delle sostanze chimiche esaminate da Sogesid nella falda acquifera: ammoniaca, antiparassitari, arsenico, benzene, beta-esacloroesano, boro, cloruro di vinile, cromo totale, cromo VI, dibromoclorometano, 1,2 dibromometano, 1,1 dicloroetilene, 1,2 dicloroetilene, 1,2 dicloropropano, esaclorobutadiene, ferro, idrocarburi totali, manganese, paraxilene, pcb, solfati,organoalogenati, stirene, toluene, 1,1,2,2 tetracloroetano, tetracloroetilene, tribromometano, 1,1,2 tricloroetano, tricloroetilene, triclorometano, 1,2,3 tricloropropano, zinco…  e talune di queste sostanze sono cancerogene, mutagene, teratogene ecc.

Sempre nel medesimo sito, si rimanda ad apposite mappe in cui, con dei riferimenti variamente colorati, si specifica con chiarezza la tipologia di sostanze che si trovano in un certo perimetro dell’area e il relativo grado della soglia di contaminazione ( “CSC”[2] e “LR”[3]). Situazione peraltro illustrata in occasione delle conferenze pubbliche organizzate dai Comuni di Massa e di Carrara alla presenza dei Sindaci, di funzionari della Regione Toscana, dell’ARPAT e dell’ASL di Massa Carrara.

Anche nel sito del Comune di Massa è possibile scaricare una cartina topografica che evidenzia le aree in oggetto SIN-SIR S con relativi terreni inquinati e falde acquifere avvelenate.

Ogni tanto ci viene ricordato che questi ‘veleni’ esistono ancora. Leggendo un quotidiano abbiamo appreso in questi giorni che da un controllo analitico dell’ARPAT del mese di luglio, effettuato non soltanto sui pozzi provenienti dalle falde acquifere, ma anche nell’acqua dei rubinetti di una struttura di accoglienza, ubicata nel SIN si sono trovate sostanze chimiche pericolose “…in zona industriale dai rubinetti della cucina e dai bagni di un centro di accoglienza che ospita trenta persone – e diversi bambini – usciva acqua piena di sostanze cancerogene…. Le concentrazioni riscontrate sono sbalorditive. Dal rubinetto del centro di accoglienza veniva fuori un’acqua con una concentrazione di tetracloroetilene – sostanza vietata in California per dire – pari a 150 microgrammi per litro. Il limite di legge è di 1,1 microgrammi per litro… (Tratto da Il Tirreno del 19/11/2019)”.
E’ bene ricordare che esistono delle ordinanze di divieto da parte dei Comuni, relativamente al perimetro del SIN dove l’acqua non può essere utilizzata né per uso alimentare e igienico.
Le strutture in questione (Finservices in uso al centro di accoglienza stranieri Dea srl, area di proprietà della società Alfa Ag srl), come riportato sul giornale, i rubinetti dell’acqua non sarebbero stati allacciati all’acquedotto, bensi’ direttamente alle falde acquifere con utilizzo dei pozzi, il cambio di servizio idrogeologico e idraulico sarebbe stato effettuato, ma le carte prodotte sarebbero finite ugualmente in Procura. Al di là della gravità della cosa in sé, di cui si occuperà, si spera, la Magistratura ci pone degli interrogativi rispetto a quanto questo problema possa essere davvero, come ha dichiarato al giornale l’assessora all’ambiente di Carrara Sarah Scaletti, “un caso non direi raro ma unico”.
Questa domanda se la pone il Coordinamento e la rivolge ai due sindaci di Massa e di Carrara dai quali ci aspettiamo una chiara riposta istituzionale. Ovvero, siamo sicuri che tutti gli edifici, i capannoni, le aziende, le attivita’ di servizi e quelle turistiche che gravitano nella zona SIN-SIR, siano tutti collegati con l’acquedotto e non utilizzino invece per un motivo o per un altro acque di falda?
Questa vicenda fa scalpore, ma è importante che i cittadini non agiscano solo sull’onda dell’emozione e della rabbia ma richiedano alle istituzioni, che hanno il compito di bonificare
questo martoriato territorio, di informare in maniera sistematica e con trasparenza i cittadini, sia dal punto di vista dello stato di avanzamento dei lavori, che delle spese impiegate per realizzarli. Infatti il Coordinamento è molto interessato a sapere come saranno impiegati gli oltre 29 milioni di euro di soldi pubblici che sono stati stanziati per le operazioni relative la caratterizzazione delle falde (fase attuale), sino al progetto di bonifica – che deve essere ancora elaborato e pianificato dagli organismi competenti. Ciò alla luce di quanto è accaduto fino ad oggi nella nostra zona, ma verificatosi anche in altri SIN in Italia, nei quali spesso i lavori si sono arenati sul nascere.
In questi giorni abbiamo avuto modo di leggere sulla Stampa locale che a distanza di ormai tanti anni, anche le segreterie provinciali sindacali CGIL CISL e UIL asseriscono che le “bonifiche sono fallite e le falde avvelenate”. Si prende atto che intendono impegnarsi per affrontare la situazione unitariamente “Vogliamo che si faccia un salto di qualità abbandonando quel lassismo in materia che sfiora il disinteresse”. Ci auguriamo che questa sia una vera autocritica e che gli errori fatti in passato non si ripetano perché le contrapposizioni tra chi lotta per il diritto al lavoro e chi lo fa per il diritto alla salute e per un ambiente sano, non possono e non devono esistere. La storia emblematica della ex Farmoplant, ieri (e non solo quella) e del Arcelor Mittal oggi, ce lo insegnano. Quello che rimane in eredità ai lavoratori, ai cittadini e alle generazioni future, è solo l’inquinamento (che nonostante le tecnologie avanzate, non sempre può essere eliminato del tutto) e una maggiore incidenza di tumori, di malformazioni genetiche, di leucemie, malattie che nel nostro territorio purtroppo sono ben presenti.
Quello che risulta evidente e sconcertante è che a distanza di decine di anni siamo ancora a parlare di caratterizzazione delle falde e l’impressione è quella che si abbia paura a guardare in faccia questa raccapricciante realtà, le cui responsabilità sono  state in capo a molti di coloro che nel corso degli anni, hanno avuto un ruolo a diversi livelli  in questo territorio (politici, istituzionali, sindacali  tra cui e pesantemente le maestranze industriali). Nelle conclusioni del libro “I figli della Farmoplant”edito dalla Fondazione Luigi Micheletti nel 2017, nel quale Simone Ortori ha ricostruito la storia infinita della Farmoplant (Uno degli insediamenti industriali del SIN simbolo lotte di quel tempo) scrive “…Credo nel dovere della storia di essere autonoma dalla politica e nel dovere di chi fa politica di conoscere e criticare, anche in modo severo, il proprio passato”.

Il Coordinamento dei Comitati e delle Associazioni per la depurazione, le bonifiche e la ripubblicizzazione del servizio idrico composto da: Associazione per i Diritti dei Cittadini ADiC Toscana – Comitato Acqua alla gola – Comitato Salute e Ambiente di Massa Carrara – Associazione Phoenix Cinematografica – Forum Toscano dei Movimenti per l’Acqua – Movimento Consumatori Nazionale – Movimento Consumatori Toscana


[1] La caratterizzazione ambientale di un sito è identificabile con l’insieme delle attività che permettono di ricostruire i fenomeni di contaminazione a carico delle matrici ambientali, in modo da ottenere informazioni di base su cui prendere decisioni realizzabili e sostenibili per la messa in sicurezza e/o bonifica del sito (Tratto da Wikipedia).

[2] Le concentrazioni soglia di contaminazione (CSC) rappresentano quei livelli di contaminazione delle matrici ambientali al di sopra dei quali è necessaria la caratterizzazione del sito e l’analisi di rischio sito specifica. Nel caso in cui il sito potenzialmente contaminato sia ubicato in una area interessata da fenomeni antropici o naturali che abbiano determinato il superamento di una o più concentrazioni soglia di contaminazione, queste ultime si assumono pari al valore di fondo esistente per tutti i parametri superati (Fonte Wikipedia).

[3] Limite di rilevabilità: La quantità (concentrazione) minima di un agente nocivo che può essere rilevata con affidabilità utilizzando uno specifico strumento di misura [Fonte: ARPAT] pubblicato si Wikipedia).

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