La vicenda della Banca Popolare di Vicenza

Dove sei: Homepage > Correlate > La vicenda della Banca Popolare di Vicenza

23-11-2018

La storia di Banca Popolare di Vicenza: dalla crescita sul mercato fino al crollo. Gli interventi dalla Consob, Banca d’Italia, la dichiarazione di liquidazione coatta amministrativa

LA CRESCITA DI BANCA POPOLARE DI VICENZA
Banca Popolare di Vicenza, fondata a Vicenza nel 1866, è la prima banca popolare sorta in Veneto. A partire dagli anni ‘80 la rete di sportelli di Banca Popolare di Vicenza si è gradualmente estesa dalla originaria provincia di Vicenza all’intero Nord Est e quindi al Nord d'Italia. Negli anni 2000 BPVi, attraverso un’azione di sviluppo proseguita fino al 2007, ha acquisito altri istituti bancari, tra cui Banca Nuova, operativa in Sicilia, e Cassa di Risparmio di Prato in Toscana. La Banca, tra il 2008 e il 2014, ha raddoppiato il numero dei propri soci, passando da 60 mila a 116 mila. Tale risultato è stato in particolare ottenuto tramite due operazioni di aumento di capitale, lanciate tra il 2013 e il 2014, attraverso le quali sono stati raccolti quasi 2 miliardi. Le predette operazioni sono conseguenti a un importante riassetto della normativa regolamentare e di vigilanza, a partire dal 2013, rappresentato dall’inizio dell’applicazione del corpus di norme c.d. di “Basilea 3”, che prevedeva, tra l’altro, un rafforzamento dell’adeguatezza patrimoniale da parte delle banche.
Nel 2015 BPVi è rientrata tre le banche popolari con attivi superiori agli 8 miliardi di euro che, secondo quanto previsto dal d.l. n. 3/2015 (convertito dalla L. 24 marzo 2015 n. 33 che ha apportato modifiche agli artt. 28 e ss. del Testo Unico Bancario sulle “banche popolari”), ai sensi dell’art. 29 c. 2° ter TUB,  dovevano essere trasformate in società per azioni.

 GLI INTERVENTI DELLA BANCA D’ITALIA, ANTITRUST E CONSOB
I primi rilievi della Banca d’Italia a BPVi sono del 2001, quando in seguito ad un’ispezione di vigilanza era stata rilevata “l’assenza di criteri obiettivi per la determinazione del prezzo” delle azioni (conseguentemente erano state formulate le prime sanzioni a carico degli amministratori). Una seconda ispezione veniva svolta nel 2007/2008 sempre sulle modalità di determinazione del prezzo, riconosciute come “non rigorose” e “prive del parere di esperti indipendenti”. All’esito di entrambi i procedimenti venivano inflitte sanzioni amministrative. Una successiva ispezione del 2009 rivelava inoltre che la BPVi non avesse “adeguato il prezzo delle sue azioni a una redditività che nel frattempo si era ridotta”.
Nel periodo 2007-2011 BPVi cresceva molto più del sistema, attuando una politica tipica di molte banche del territorio. A tal fine ampliava la base sociale, incrementando il capitale mediante emissione di azioni destinate anche a nuovi soci. Già in tale periodo sono state riscontrate in occasione di ispezioni della Banca d’Italia per BPVi alcune carenze e anomalie in tutte le fasi del processo creditizio. Successivamente le indagini della Banca d’Italia si focalizzavano sulla verifica della qualità del portafoglio crediti, mediante accertamenti mirati che si svolsero per BPVI da maggio a ottobre 2012. Solo a partire dal 2015 sono ufficialmente emerse le irregolarità che hanno determinato l’azzeramento del valore delle azioni e che sono a fondamento di procedimenti amministrativi e penali.
L’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, con provvedimento del 6 settembre 2016, ha sanzionato BPVi per pratiche commerciali scorrette. Tale decisione è maturata all’esito del procedimento, avviato in data 8 marzo 2016, avente ad oggetto “comportamenti posti in essere dal professionista consistenti nell’aver nei fatti condizionato l’erogazione di finanziamenti a favore dei consumatori - mutui immobiliari e di liquidità, tra i quali i cc.dd. “mutui soci” riservati ai soci - all’acquisto da parte degli stessi di proprie azioni od obbligazioni convertibili (di seguito collettivamente, “titoli”), con lo scopo di collocare questi titoli presso i consumatori” . Più precisamente, i consumatori intenzionati a richiedere finanziamenti alla banca sono stati costretti – come avvenuto nel caso di specie con riferimento all’operazione del signor Marco Prosperi descritta in premessa – al fine di potervi accedere, a sottoscrivere azioni (in numero minimo di 100) e obbligazioni convertibili in azioni della banca, per così diventare soci e poter accedere ai prodotti di mutuo riservati ai soci, con l’impegno, tra l’altro, a non vendere tali pacchetti azionari per non perdere le condizioni economiche agevolate. I clienti della banca sono anche stati indotti ad aprire un conto corrente riservato ai soci, con la prospettazione della necessità di detenere un rapporto di c/c presso la Banca collegato al mutuo e della possibilità di usufruire anche in questo rapporto dei vantaggi della qualifica di soci, senza essere informati della non obbligatorietà dell’apertura dello stesso presso la medesima banca erogatrice del mutuo.L’AGCM ha accertato in particolare che tali comportamenti hanno sempre costantemente e cospicuamente accompagnato le operazioni di aumento di capitale del 2013 e del 2014.
Sono stati inoltre conclusi procedimenti instaurati dalla Consob aventi ad oggetto l’operatività della BPVi nella negoziazione dei propri titoli, al termine di un'attività di vigilanza. la Consob con 5 distinti provvedimenti sanzionatori pubblicati nel maggio del 2017 ha sanzionato la Banca Popolare di Vicenza per un totale di 9,14 milioni di euro per una serie di violazioni commesse dal vertice aziendale tra l'aprile 2011 e l'aprile 2015. La Consob ha in particolare accertato che la Banca ha violato i propri doveri di condotta degli intermediari nei confronti della clientela nella prestazione dei servizi di investimento gli obblighi di informazione in occasione delle offerte al pubblico e comunque la diffusione di comunicazioni fuorvianti al mercato.

I TENTATIVI FALLITI DI SALVATAGGIO
Nel 2015 il CdA della Banca, rinnovato dopo le ispezioni della Vigilanza (salvo l’amministratore delegato di BPV), approvava un piano di rilancio che avrebbe dovuto portare, a seguito della riforma delle Banche popolari, alla trasformazione in S.p.A. (poi effettivamente realizzata), a un aumento di capitale (1,5 mld per BPV) e alla quotazione in borsa. Nel processo di trasformazione in S.p.A. il prezzo delle azioni venne portato da 48 a 6,3 euro per BPV. L’offerta delle azioni sul mercato a un prezzo di 0,10 per azione fallì.  Nella primavera del 2016 viene costituito il fondo Atlante, in base a un’iniziativa di matrice prevalentemente interbancaria privata, con la presenza di Cassa Depositi e Prestiti, di alcune fondazioni bancarie e assicurazioni, che diviene il principale azionista di BPVI con più del 99 per cento del capitale e successivamente, a giugno, divenne il principale azionista di VB con il 97,64 per cento. L’incertezza legata alle possibilità di successo dell’iniziativa di risanamento delle due banche comprometteva irrimediabilmente la fiducia della clientela; nel primo semestre del 2017, la continua esposizione mediatica determinava ulteriori deflussi di provvista (2,5 miliardi per BPV) e si innescava la spirale inarrestabile che portava fino alla dichiarazione del rischio di dissesto.

LA DICHIARAZIONE DI LIQUIDAZIONE COATTA AMMINISTRATIVA
In data 25 giugno 2017, ai sensi dell’art. 80 c. 1° del decreto legislativo 385/1993 (TUB) e dell’art. 2, comma 1° del D.L. n. 99 del 25 giugno 2017 (convertito con l. 121 del 31 luglio 2017). Con decreto n. 186 del 25 giugno 2017 il Ministero dell’Economia e delle Finanze, su proposta della Banca d’Italia, disponeva la sottoposizione di Banca Popolare di Vicenza S.p.A. a liquidazione coatta amministrativa

Sportello del consumatore

Hai un problema? Risolvilo con lo sportello online!

link

Petizioni

Firma anche tu e sostieni le battaglie per i tuoi diritti

link

Segnalazioni

Fai sentire la tua voce. Inviaci una segnalazione

link