Agricoltura. Corte Ue, sentenza equilibrata su mutagenesi e nuove varietà biotech. Governo italiano aggiusti il tiro

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26-07-2018

La Corte di Giustizia dell’Ue ha finalmente fatto chiarezza sull’applicazione della disciplina europea sugli OGM anche per gli organismi ottenuti tramite tecniche di mutagenesi, che sono comprese nel più ampio mondo delle nuove tecniche di selezione vegetale (NBTs). La Corte ha deciso che in linea di principio rientrano nell’ambito di applicazione della direttiva sugli OGM e sono soggetti agli obblighi previsti da quest’ultima, ad eccezione degli organismi ottenuti con tecniche o metodi di mutagenesi utilizzati convenzionalmente in varie applicazioni con una lunga tradizione di sicurezza.

Anche le nuove tecniche, dunque, non possono essere esonerate da un esame approfondito dei rischi ai fini dell’emissione deliberata nell’ambiente e dell’immissione in commercio in quanto simili a quelle della transgenesi dato che consentono di ottenere varietà “ad un ritmo ed in quantità non paragonabili a quelle risultanti dall’applicazione di metodi tradizionali” ed occorre “evitare gli effetti negativi sulla salute umana e l’ambiente e violare il principio di precauzione”.

Spetterà a questo punto agli Stati membri, al fine di promuovere le ricerche nel campo del miglioramento genetico e rendere disponibili agli agricoltori varietà vegetali resistenti ad insetti o a condizioni climatiche avverse, provare la natura tradizionale delle applicazioni e l’osservanza di elevati livelli di sicurezza, comprovando un precedente impiego risalente nel tempo. 

“La Corte di Giustizia Ue ha deciso nella maniera più equilibrata possibile. siamo soddisfatti – ha spiegato Alessandro Mostaccio, segretario generale MC – questa sentenza rispecchia il nostro sentire. Da sempre siamo a favore delle produzioni agricole di qualità legate al territorio. Se l’obiettivo è quello di valorizzare ogni impresa di produzione, trasformazione e distribuzione che intenda il prodotto alimentare nella sua intrinseca diversità da qualsiasi altro prodotto di consumo, non possiamo neanche prendere in considerazione di consentire che in Europa, e molto peggio in Italia, si dia via libera a tutte le nuove tecniche di intervento genetico raggirando di fatto la disciplina restrittiva che come Ue ci siamo dati. Non è solo per riaffermare il sacrosanto principio di precauzione in chiave ‘salutistica', ma è soprattutto per preservare dalla rapacità della proprietà industriale la natura e le comunità locali. E questo non solo perché si ritiene che la proprietà delle grandi corporation non debba estendersi anche alla sementi, ma principalmente perché porterebbe la natura a divenire secondaria, sussidiaria all’operato dell’uomo e quindi, nel lungo periodo, di fatto, sempre più sterile. Insomma ci ‘giocheremmo’ il presupposto per il controllo democratico della sovranità alimentare e della biodiversità e perderemmo ‘ai blocchi di partenza’ la gara per ogni forma di democratizzazione delle politiche del cibo. Auspichiamo che il Governo italiano rimetta mano al decreto ministeriale recante l’approvazione del piano di ricerca straordinario per lo sviluppo delle biotecnologie e della bioinformatica rivedendolo alla luce di questa sentenza”.

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