Perequazioni pensioni. Corte costituzionale respinge ricorsi contro decreto Poletti. Disattese legittime aspettative di milioni di pensionati

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16-11-2017

La Corte costituzionale ha respinto le questioni di legittimità sul decreto Poletti sollevate da numerosi tribunali e sezioni giurisdizionali della Corte dei Conti.
Il decreto
 era stato varato dal governo Renzi dopo la sentenza con cui la Consulta nell’aprile 2015 aveva bocciato la norma che aveva bloccato per gli anni 2012-2013 la perequazione automatica delle pensioni con importo mensile di tre volte superiore al minimo Inps (circa 1.450 euro lordi).
Il "bonus Poletti" 
si prefiggeva l’obiettivo di rimediare in parte alla mancata perequazione stabilendo che una parte di pensionati, quelli con pensioni dall’importo più elevato, ne fossero esclusi.

La decisione della Corte ha disatteso le legittime aspettative di milioni di pensionati che, con un provvedimento del Governo, si sono visti negare il diritto al riconoscimento della rivalutazione della pensione. Pesa sulla pronuncia l’equilibrio tra esigenze di bilancio pubblico e i diritti dei pensionati, intesi come una classe limitata di cittadini.
Considerata la dichiarazione di legittimità della negata perequazione, i pensionati che hanno agito in giudizio si vedranno costretti a rinunciare alle cause già istruite, confidando nel giusto principio di compensazione delle spese di lite, considerata la non pretestuosità del contenzioso alla luce dei dubbi di natura costituzionale sollevati da oltre una decina di tribunali di tutta Italia. 

Attendiamo comunque la motivazione della sentenza della Corte Costituzionale, per meglio comprenderne i contenuti e valutare se vi siano gli estremi per portare la questione avanti la Corte di Giustizia Europea.
Movimento Consumatori, nell’ottobre 2016, aveva avviato alcune azioni collettive per la perequazione delle pensioni e iniziative di rimborso a favore di quanti ne avevano diritto, raccogliendo più di 1200 adesioni. 
L’associazione sta quindi ora provvedendo a informare tutti i suoi assistiti sulla pronuncia della Corte.

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