Stop Fiscal compact

Dove sei: Homepage > Campagne e progetti > Stop Fiscal compact

11-12-2017

Movimento Consumatori aderisce alla campagna "Stop Fiscal compact”, promossa da Attac Italia (Associazione per la tassazione delle transazioni finanziarie e l'aiuto ai cittadini), e invita tutti a firmare la petizione Basta austerità. Fermiamo il fiscal compact.

Nei prossimi mesi, proprio durante la campagna elettorale per il rinnovo del nostro Parlamento, il Fiscal compact sarà sottoposto al vaglio di tutti i parlamenti nazionali dei Paesi dell’Unione al fine di legittimarlo, inserendolo nei trattati Ue.

Saremo chiamati a decidere che Europa vogliamo, se quella del rigore e dell’austerità di bilancio, praticata fino ad ora o una diversa basata sulla crescita e sul lavoro. A questo trattato l’Italia ha aderito nel 2012 e ci ha portato ad inserire in Costituzione l’obbligo del pareggio in bilancio, con la speranza di poter accedere al fondo Salva Stati (in realtà pagammo 125 miliardi per aderirci e non ricevemmo nulla non avendone mai, fortunatamente, avuto bisogno). 

L'articolo 16 del trattato prevede che al più tardi entro cinque anni dalla data di entrata in vigore, gli Stati aderenti decidano se incorporarne le misure di stabilità economiche previste in maniera definitiva nell'ordinamento giuridico dell'Unione europea. Il che significa che si deciderà definitivamente se rendere imperativo l’impegno di abbattere il debito pubblico al 60% del Pil in venti anni. Non si tratta quindi solo più di non spendere maggiormente di quello che entra, ma di trovare decine di miliardi l’anno per abbattere il debito pubblico (e nel nostro caso più che dimezzarlo) in una marcia forzata ventennale.

Per l’Italia significherebbe condannare a venti anni di rigore assoluto (e forse insostenibile) il nostro Paese. Considerato che veniamo già da di dieci anni di crisi, è difficile poter pensare di centrare questo obiettivo puntando ad aumentare il denominatore di questo rapporto, aumentando di quattro o cinque volte il nostro prodotto interno lordo. 

Ultimamente anche i più ottimisti dopo dieci anni di Pil sotto l’1% lo possono stimare al massimo in un 2%. Questo significa che dovremo agire sull’abbattimento del debito: un debito che da 132% sul Pil dovrebbe arrivare al 60%, quindi scendere di 72 punti in venti anni e di più di 3 punti di media all’anno. Insomma  dovremmo trovare circa 2000/2500 miliardi di euro in venti anni!

Quindi promettere che ogni anno taglieremo il nostro debito pubblico di 50/100 miliardi, significherebbe condannare l’Italia a venti anni di ulteriore e ancor più intensa recessione e autorizzare per legge ogni pratica legislativa di macelleria sociale. Uno scenario tragico, ma lo sarebbe ancor di più quello di un’Italia che nel giro di pochi anni non riuscisse a onorare i propri impegni e viene prima messa sotto infrazione e poi “commissariata”, stile Grecia.

Visto che questi due scenari sono ancora evitabili, è il momento di gridarlo con forza! Entro quest’anno, il Fiscal compact sarà sottoposto al vaglio di tutti i parlamenti nazionali dei Paesi dell’Unione al fine di legittimarlo, inserendolo nei trattati Ue. Suoniamo subito la campana di allarme su questo patto scellerato e irrealizzabile che abbiamo sottoscritto. Da subito, almeno iniziamo a sottoscrivere l’appello al Parlamento italiano “Stop Fiscal compact” promosso da Attac Italia, cui stanno aderendo moltissime associazioni e singoli cittadini.

Non siamo contro la riduzione del debito pubblico, ma gli automatismi da “ragionieri” non sono la strada giusta. Il rispetto di questo principio non può passare da irrealizzabili acrobazie che porterebbero il nostro Paese a cedere sovranità economica e politica e condannerebbero le prossime due/tre generazioni a ulteriori inasprimenti fiscali, tagli al welfare e recessione. Ricordiamoci cosa afferma il guru indiscusso delle teorie neoliberiste che abbiamo seguito a livello mondiale negli ultimi trenta anni, Milton Friedman: “Il debito pubblico rappresenta lo shock necessario a far diventare politicamente inevitabile tutto ciò che è socialmente inaccettabile”.

FIRMA LA PETIZIONE

PER APPROFONDIRE

Fiscal compact, quando lo slogan è battuto dall'algebra (articolo di Emilio Girino, pubblicato su MF)

Def e fiscal compact: messaggio ambiguo o ultima chiamata fallita? (articolo di Emilio Girino, pubblicato su MF)

Cinque domande e cinque risposte sul Fiscal Compact

FISCAL COSA? di Andrea Baranes

FISCAL COMPACT: LA STRETTA FINALE DI SCHAUBLE (di Marco Bersani)

MAASTRICHT: 25 ANNI BASTANO (di Marco Bersani)

L’economia del debito: per le periferie il sindaco di Milano chiede l’elemosina ai ricchi (di Marco Schiaffino)
 
E si parli solo del Fiscal Compact! (di Raphael Pepe)

Fiscal Compact, un appuntamento da non mancare (Roberto Romano su Sbilanciamoci.it)
 
Le ragioni politiche per opporsi al Fiscal Compact (Francesco Gesualdi)
 
#StopFiscalCompact perché crediamo sempre che un altro mondo è possibile. Intervista a Raphael Pepe

Sportello del consumatore

Hai un problema? Risolvilo con lo sportello online!

link

Petizioni

Firma anche tu e sostieni le battaglie per i tuoi diritti

link

Segnalazioni

Fai sentire la tua voce. Inviaci una segnalazione

link