Il caso Mps

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03-04-2017

Martedì 8 maggio 2012 sarà una data che ricorderanno purtroppo a lungo gli azionisti della Banca Monte dei Paschi di Siena e i cittadini della bellissima città “del Palio”, a causa della bufera politica e giudiziaria che si scatenò sulla più antica banca del mondo e sulle stesse istituzioni del territorio, allorquando il nucleo operativo della Guardia di Finanza di Roma, coordinato dal sostituto procuratore senese Antonio Nastasi, iniziò a eseguire in tutta Italia le prime perquisizioni presso le sedi dell’istituto e gli studi professionali di alcuni dei suoi principali consulenti.

L’ipotesi di reato originariamente ipotizzata dagli inquirenti, sintetizzata in una nota della Procura di Siena, era quella di manipolazione del mercato e ostacolo alle funzioni delle autorità di vigilanza, in relazione alle operazioni finanziarie di reperimento delle risorse necessarie all’acquisto di Antonveneta e ai finanziamenti in essere a favore della Fondazione Mps.

Le successive indagini evidenziarono che, il cancro che ha divorato nel corso dell’ultimo quinquennio una parte consistente del patrimonio accumulato nel tempo dal terzo gruppo creditizio italiano, aveva radici profonde e risalenti, riconducibili da un lato alle gravi  perdite subite dal Gruppo in relazione a due investimenti pregressi – un derivato su azioni Intesa SanPaolo e un portafoglio di collateralized debt obligations, dall’altro allo straordinario sforzo finanziario posto in essere per finalizzare una delle operazioni più discusse e torbide dell’ultimo decennio: l’operazione di acquisizione di Banca Antonveneta.

Proprio la eco mediatica rappresentata da quest’ultima operazione, osservata con diffidenza da parte degli analisti  e degli investitori istituzionali, la successiva bocciatura delle consistenze patrimoniali del Gruppo giunta all’esito delle verifiche disposte dall’EBA (European Banking Authority) nell’estate/autunno del 2011, nonché il taglio del rating lungo termine in valuta domestica nel dicembre dello stesso anno da parte dell’agenzia internazionale di rating Standard & Poor’s, accesero l’interesse degli inquirenti sulle vicende del Gruppo senese inducendoli ad avviare le prime indagini.

Il minuzioso e capillare lavoro investigativo condotto dagli inquirenti nell’arco di poco più di un anno, contribuì così a scoperchiare un articolato reticolo di operazioni finanziarie (Alexandria, Santorini, ecc…) poste in essere dagli ex vertici della Banca per coprire, attraverso il ricorso a sofisticati artifici contabili, le cospicue perdite ed il conseguente progressivo depauperamento patrimoniale del Gruppo, frutto come detto di investimenti irrazionali e spregiudicate operazioni su derivati condotte in spregio all’obbligo di trasparenza delle informazioni rivolte al pubblico dei risparmiatori e degli azionisti,  e ricorrendo al maquillage dei bilanci per ostacolare l’attività di vigilanza condotta dagli enti istituzionalmente preposti ai controlli.   

Al termine delle indagini, ovvero nel settembre del 2013, prese dunque avvio presso il Tribunale di Siena il primo processo a carico degli ex vertici della banca senese (Mussari, Baldassarri, Vigni, Rizzi e altri), per il reato di ostacolo all’esercizio delle funzioni dell’autorità di vigilanza, condotta consistita in particolare nell’avere occultato ai funzionari di Bankitalia l’esistenza del contratto di mandate agreement sottoscritto tra MPS e la banca giapponese Nomura,  finalizzato proprio a regolamentare tra le parti l’operazione di ristrutturazione del debito relativo alle c.d. Alexandria notes.

Questo processo (direttamente collegato a quello che ha preso avvio a Milano il 12 ottobre scorso e di cui si dirà meglio nel seguito) si concluse in data 31/10/2014, con la sentenza di condanna a carico di tutti gli imputati, alla pena di anni tre e mesi sei di reclusione, nonché al risarcimento dei danni in favore di Bankitalia.

Parallelamente al procedimento di cui sopra, nel marzo del 2014 si entrò nel vivo della vicenda Monte dei Paschi, attraverso la celebrazione dell’udienza preliminare del procedimento penale n. 845/12 r.g. n.r., nel quale i medesimi imputati risultavano accusati dei reati di ostacolo alla vigilanza, insider trading e, per quanto più rileva per gli azionisti danneggiati dai reati in contestazione, quello di manipolazione del mercato e falso in bilancio in merito al bilancio del 2008, approvato nell’aprile del 2009.

Proprio in quel processo il Movimento Consumatori, da tempo attento e attivo nell’interesse dei consumatori/risparmiatori e azionisti della banca rispetto allo sviluppo delle vicende giudiziarie del Gruppo senese, si costituì parte civile.

Il processo citato terminò però anzitempo per ragioni di competenza territoriale, che comportarono il trasferimento degli atti presso il Tribunale di Milano.

Dopo la trasmissione degli atti a Milano, i sostituti procuratori delegati (dott.ri Baggio, Civardi e Clerici) svolsero ulteriori indagini, giungendo alla notifica di un primo avviso di conclusione delle indagini preliminari (415 bis c.p.p.) in data 3 aprile 2015, cui seguì nei termini prescritti l’invio della nuova richiesta di rinvio a giudizio in data 24/4/2015 e dell’avviso di fissazione dell’Udienza preliminare.

Con un tempismo incredibile il 23/09/2015, ovvero alla vigilia dell’avvio dell’udienza preliminare celebrata tra l’ottobre del 2015 e l’ottobre del 2016 avanti al GUP presso il Tribunale di Milano dr. Livio A. Cristofano, MPS e NOMURA comunicavano al mercato di avere stipulato un accordo che regola le condizioni di chiusura anticipata della operazione di finanza strutturata denominata “Alexandria” ad oggetto del processo penale, definendo anzitempo il contenzioso insorto tra le parti dopo l’avvio dell’indagine penale.

In ogni caso, una volta esaurita la lunga fase dell’udienza preliminare, dovuta anche alla intervenuta riunione con un altro procedimento penale relativo ad un filone d’indagini nel quale risultano coinvolti dirigenti e altre figure apicali del gruppo DEUTSCHE BANK, il processo di Milano si trova adesso nelle fasi preliminari del dibattimento, avanti al Collegio della II sezione  penale del Tribunale di Milano, composto dalla Dott.ssa TROVATO Lorella (Presidente), e dalle dott.sse DE CRISTOFARO Orsola e MONFREDI Mariantonietta (Giudici a latere), che ha già calendarizzato un cospicuo numero di udienze con cadenza settimanale sino alla fine del 2017. 

Imputati nel processo “MPS” sono i seguenti soggetti: MUSSARI Giuseppe, ex presidente MPS, VIGNI Antonio, ex direttore generale MPS, Gianluca Baldassari, ex capo dell'area finanza del gruppo senese, PIRONDINI Daniele, ex Direttore finanziario, DI SANTO Marco, responsabile ALM, oltre a SAYED Sadeq e RICCI Raffaele, rispettivamente CEO e Responsabile vendite per l’Europa di NOMURA e a diverse figure apicali e dirigenti di DEUTSCHE BANK tra i quali: DUNBAR Ivor, FAISSOLA Michele, FORESTI Michele, SCHIRALDI Dario, VAGHI Matteo e VERONI Marco, nonché da ultimo, ai soli fini della responsabilità degli enti ai sensi del D.lvo 231/01, NOMURA International PLC London, DEUTSCHE BANK AG London Branch e DEUTSCHE BANK AG.

Oggetto del processo citato sono i reati di manipolazione del mercato, falso in bilancio, ostacolo alla vigilanza, falso in prospetto, in parte già contestati a Siena, con riferimento al periodo aprile 2008 – dicembre 2012 e in relazione ai bilanci, alle informazioni ed ai prospetti resi in quel periodo, in stretta correlazione con le attività finanziarie poste in essere nell’ambito delle c.d. vicende “Alexandria”, “Santorini” e “Fresh”.

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