La vicenda Veneto Banca

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03-11-2016

1. La crescita di Veneto Banca

Nell’Italia dei comuni e del profondo legame col territorio, le banche locali hanno assunto un ruolo rilevante nello sviluppo economico, sociale e politico della zona di riferimento. È anche il caso di Veneto Banca, istituto già a capo della decima realtà bancaria italiana, nata dalla Banca popolare di Montebelluna, cittadina in provincia di Treviso. Il 1966 è anno in cui la Banca Popolare di Montebelluna è giunta alla fusione con la Popolare di Asolo, dando vita alla Banca popolare di Asolo e Montebelluna. L’anno successivo è avvenuta la fusione con la Cassa rurale ed artigiana di Ponzano Veneto e nel 1969 all’acquisizione della Cassa rurale di Borso del Grappa. Gli anni ‘70 sono stati per la Banca un periodo di rafforzamento e gli anni ’80 un decennio di alta innovazione tecnologica.Tra la fine degli anni ’80 e l’inizio degli anni ’90 si è assistito ad un processo di grandi trasformazioni sociali ed economiche: con l’avvio del Mercato Unico Europeo e la ratifica degli accordi di Maastricht, la sfida per ogni banca medio-piccola è stata “diventare grandi o soccombere”. A tale dilemma non è sfuggita la Popolare di Asolo e Montebelluna. Il primo decennio del nuovo secolo ha visto la Popolare muoversi su tre fronti: 1) l’acquisizione di altri istituti di credito; 2) l’approccio europeo; 3) il necessario riassetto societario per meglio dirigere l’articolata e complessa attività di quello che stava diventando un vero gruppo bancario. Il risultato di ciò è stato che tra il 1997 e il 2007 Veneto Banca ha più che raddoppiato il numero degli sportelli, dei dipendenti e dei soci, riuscendo quasi a triplicare il rendimento azionario. A dicembre 2010, il Gruppo Veneto Banca contava quasi 600 sportelli in rappresentanza di un’articolata rete territoriale che faceva capo a Veneto Banca al Nord, con la capogruppo nella quale era confluita Banca Popolare d’Intra, al Centro, agli sportelli acquisiti di Cassa di Risparmio di Fabriano e Cupramontana e al Sud a quelli della società, acquisita nel gruppo, Banca Apulia.Nel 2011 Veneto Banca ha incorporato la Compagnia Finanziaria Torinese (Cofito), ex holding di controllo della Banca Intermobiliare (BIM) e lanciato un’Offerta Pubblica di Acquisto sulla totalità delle azioni dell’istituto. Nel giro di soli 10 anni Veneto Banca è divenuta la dodicesima banca italiana, con centinaia di sportelli sparsi in tutto il territorio, dal Veneto al Piemonte, dalle Marche alla Puglia, e ramificazioni in Albania, Croazia, Romania e Moldavia. Nel frattempo le azioni sono state di anno in anno rivalutate dall’Assemblea dei soci, come previsto dall’attuale normativa sulle banche popolari (per quanto riguarda Veneto Banca in fase di trasformazione in società per azioni), sono stati deliberati aumenti di capitale e cedute le azioni ai correntisti presso la rete delle filiali.

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2. Il valore delle azioni

Su proposta del Consiglio di Amministrazione, sentito il parere del collegio sindacale, l’assemblea dei soci di Veneto Banca, in sede di approvazione del bilancio, deliberava annualmente il sovrapprezzo che doveva essere versato in aggiunta al valore nominale per ciascuna azione, così determinando il valore complessivo delle proprie azioni. Il prezzo delle azioni, fissato nel 2004 a 21,25 euro, è passato nel 2005 a 25 euro (e Veneto Banca compra la Banca del Garda) e nel 2008 a 35,5 euro. Nel giugno 2010 il prezzo delle azioni è arrivato a 38,25 euro; a settembre 2011 a 40,25 euro. Nel 2013 il prezzo delle azioni Veneto Banca, dopo una crescita esponenziale nel decennio precedente, ha raggiunto il suo apice: 40,75 euro, a fronte dei 21,25 di nove anni prima.

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3. Gli interventi di Consob, Banca d’Italia, Banca Centrale Europea

Il 2013 è stato anche l’anno in cui si è aperta la fase di declino di Veneto Banmca. Nel mese di febbraio la Consob ha sanzionato la società di Montebelluna per 495.000 euro (ridotti a 307.000 dalla Corte d’Appello) per “diffuse e reiterate condotte irregolari” nella “valutazione di adeguatezza delle operazioni disposte dalla clientela”, in particolare su azioni e obbligazioni emesse dalla stessa banca. La commissione ha in particolare accertato “frequenti riprofilature della clientela che, in un significativo numero di casi, sono risultate strettamente funzionali a rendere adeguata un’operazione altrimenti non coerente con il profilo dell’investitore” ed “una diffusa riproposizione in regime di appropriatezza di ordini risultati inadeguati (e ciò nonostante le procedure aziendali qualifichino espressamente come “del tutto eccezionali” i casi in cui ciò può accadere), nonché numerosi casi di ordini proposti direttamente in regime di appropriatezza, nonostante l’utilizzo di un canale di contatto con la clientela (sportello o promotore finanziario) tipicamente orientato a fornire raccomandazioni personalizzate (consulenza), per le quali è richiesto l’espletamento della valutazione di adeguatezza”. Nel 2013 sono partite anche due ispezioni della Banca d’Italia, che ha deciso di approfondire la neutralità di alcuni atti della banca ed è arrivata a chiedere il cambio del governo societario. In questo contesto, ha avuto luogo un fitto scambio di corrispondenza (in relazione a cui successivamente la Procura ritiene sussistere il reato di ostacolo alla vigilanza), a seguito del quale si è arrivato al passaggio di ruolo di Consoli da amministratore delegato a direttore generale. Il 2014 è stato l’anno in cui la Banca Centrale Europea ha chiesto uno sforzo importante in termini di rafforzamento patrimoniale, necessario per il raggiungimento dell’obiettivo del rispetto delle nuove regole sul capitale imposte dall’Europa e, in particolare, del raggiungimento della soglia minima dell’8% del coefficiente patrimoniale “coer tier 1” (indicatore molto vicino al patrimonio netto, in pratica ciò che resta quando agli attivi di una banca si sottraggono le passività), che, nel caso di Veneto Banca, era pari al 7%, a fronte di una media del 10,6% delle altre 14 banche che stanno passate sotto la diretta vigilanza della BCE. Di fronte alle richieste dell’Europa, Veneto Banca ha lanciato un aumento di capitale da 450 milioni di euro e ha puntato a ricavare altre risorse dalla vendita del 71% di Bim (Banca Intermobiliare), che tuttavia si è rivelata più difficoltosa del previsto. La debole situazione patrimoniale della banca di Montebelluna è stata nuovamente oggetto di attenzione da parte della Banca d’Italia che ha imposto una serie di misure atte a rafforzare il patrimonio. Nell’agosto del 2014 la stessa Banca d’Italia è arrivata ad emettere un provvedimento a carico componenti ed ex componenti del Consiglio di Amministrazione di Veneto Banca, a cui venivano contestate irregolarità di varia natura (“carenze nell’organizzazione e nei controlli interni”; “inosservanza delle disposizioni in materia di politiche e prassi di remunerazione”; “carenze nel processo del credito”; “carenze nei controlli”; “non corrette segnalazioni all’Organo di Vigilanza di posizioni anomale e previsioni di perdite”) ed inflitte pesanti sanzioni amministrative pecuniarie.

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4. Veneto Banca oggi

Con un comunicato stampa del 15 settembre 2015 i vertici di Veneto Banca hanno confermato il percorso di “rafforzamento” dell’Istituto imposto dalla Banca Centrale Europea: trasformazione in società per azioni; quotazione in Borsa; successivo aumento di capitale. In data 2 dicembre 2015 il Consiglio di Amministrazione ha deliberato il valore unitario di liquidazione delle azioni ordinarie che sarebbe stato corrisposto in caso di recesso degli azionisti (quelli che non avrebbero concorso all’approvazione della deliberazione di trasformazione, e quindi gli assenti, i dissenzienti o gli astenuti) in 7,30 euro. Un secondo aumento di capitale (deliberato - dopo il primo del giugno 2013 - dall’Assemblea dei Soci del 19 dicembre 2015 insieme alla trasformazione in società per azioni in vista della futura quotazione in borsa) da offrirsi in opzione ai soci di 1 miliardo di euro è tuttavia fallito, in quanto alla chiusura del 22 giugno 2016 è andato quasi deserto, essendoci state sottoscrizioni per appena il 2,22% del totale, pari a 22,2 milioni di euro, con controvalore di azioni non sottoscritte e rimaste inoptate pari a 977,7 milioni. Non risulta a tutt’oggi peraltro avvenuta la quotazione a Piazza Affari. Il valore attuale delle azioni - successivamente al Consiglio di Amministrazione tenutosi in data 30 maggio 2016 - è stato fissato tra € 0,10 ed € 0,50, con conseguente sostanziale azzeramento delle stesse, ai danni di oltre 87 mila soci. Alla chiusura del 22 giugno 2016 l’aumento di capitale è andato quasi deserto, essendoci state sottoscrizioni per appena il 2,22% del totale, pari a 22,2 milioni di euro, con controvalore di azioni non sottoscritte e rimaste inoptate pari a 977,7 milioni. A fine giugno 2016 il Fondo Atlante, fondo comune di investimento finalizzato a sostenere le banche italiane in operazioni di ricapitalizzazione ed a favorire la gestione dei crediti in sofferenza del settore, ha acquisito il 97,64% di Veneto Banca sottoscrivendo n. 9.885.823.295 azioni ordinarie di nuova emissione della Banca al prezzo unitario di 0,10 euro (valore deliberato dal Consiglio di Amministrazione tenutosi in data 30 maggio 2016) con un investimento corrispondente all’obiettivo dell’aumento di capitale fallito, finalizzato a sostenere la ristrutturazione e rilancio della Banca.

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