Banca Popolare di Vicenza

Dove sei: Homepage > Correlate > Banca Popolare di Vicenza

25-10-2016

La storia
Nasce nel 1866 come prima banca vicentina e prima banca popolare nel Veneto. Per più di un secolo rimane radicata esclusivamente nel territorio cittadino. A partire dagli anni '80, attiva un’importante politica di sviluppo prima con l’acquisizione di alcune banche locali vicentine (Banca Popolare Agricola di Lonigo nel 1985, Popolare di Thiene nel 1988, Popolare dei Sette Comuni - Asiago nel 1991) poi con l’apertura di filiali nel Nord Ovest e nel Nord Est, assorbendo altre banche (Banca Popolare di Venezia nel 1994, Popolare di Castelfranco Veneto e Popolare di Trieste nel 1996, Popolare della Provincia di Belluno nel 1997, Popolare Piva di Valdobbiadene e Popolare Udinese nel 1998), dando vita al Gruppo Banca Popolare di Vicenza. Nel 1998 la Banca Popolare di Vicenza entra a far parte, insieme al Banco Bilbao Vizcaya Argentaria e all’INA, del nucleo degli azionisti di riferimento di Banca Nazionale del Lavoro (BNL). Nel biennio 2000/2002 viene avviato un complesso ridisegno dell’Istituto. Dal restyling di logo e marchio (che passa da Banca Popolare Vicentina a quello attuale) si arriva al "Progetto Centro-Sud" con l’acquisizione di Banca Nuova (sede a Palermo) e Banca del Popolo di Trapani che vengono fuse in Banca Nuova. L’Istituto è presente in tutti i principali centri di Sicilia e Calabria con più di 100 filiali. Nel 2002 entra a far parte del gruppo anche la CariPrato. Il gruppo taglia il traguardo dei 500 sportelli ai quali vengono aggiunti 30 sportelli acquisiti dall’Antonveneta in Sicilia. Nel 2007 acquisisce da UBI Banca 61 sportelli nel bresciano e nel bergamasco. Il 1 gennaio 2011 il gruppo incorpora completamente la CariPrato. Nello stesso anno l’Istituto apre due sedi di rappresentanza: la prima a Milano e la seconda a Roma. Inizia inoltre la prima compagna pubblicitaria televisiva su scala nazionale. L’Istituto è, inoltre, presente nell’azionariato della Banca della Nuova Terra. Oggi la banca conta ben 482 filiali (più 93 della controllata Banca Nuova).
Banca Popolare di Vicenza, società non quotata in Borsa, riesce a raddoppiare il numero dei propri soci, da 60 mila a 116 mila, tra il 2008 e il 2014, nel pieno della terribile recessione a tutti nota. Come? Vendendo le proprie azioni. Tra il 2013 ed il 2014 la Popolare lancia ben due aumenti di capitale (1,1 miliardi), la quasi totalità dei quali viene fatta con denaro prestato dall’Istituto a chi compra le azioni (1 miliardo circa).

Vendita di azioni ed interventi della Banca d’Italia
La Banca d’Italia ha più volte richiamato Banca Popolare di Vicenza a dotarsi di idonee procedure e criteri obiettivi (quanto al metodo) per attribuire un prezzo alle proprie azioni. Già nel 2001 un’ispezione di vigilanza ha rilevato l’assenza di criteri in tal senso. A tale ispezione sono seguite sanzioni a carico degli amministratori ed il rapporto ispettivo è stato in quell’occasione trasmesso alla magistratura. Un’ispezione è tornata sul punto nel 2007/2008, rilevando come le modalità di determinazione del prezzo delle azioni, pur coerenti con lo statuto, fossero basate su prassi non codificate e valutazioni non rigorose e fossero prive del parere di esperti indipendenti. Anche a seguito di questa ispezione la Banca d’Italia ha inflitto nuove sanzioni amministrative all’Istituto. Una successiva ispezione nel 2009 ha rilevato come, nonostante i ripetuti richiami della Vigilanza, la Banca Popolare di Vicenza non avesse adeguato il prezzo delle sue azioni a una redditività che si era nel frattempo ridotta. L’Istituto si è, in tale occasione, impegnato a rivolgersi ad un consulente esterno. Ciò nonostante, solo nel 2011 la banca ha stabilito linee guida per la determinazione del prezzo da parte dell’assemblea affidandosi, a tale scopo, al parere di un esperto esterno; il prezzo delle azioni - fino a quel momento aumentato - è rimasto da allora fermo a 62,5 euro per quattro anni di seguito, per poi scendere, nel 2015, a 48 euro.

La Vigilanza non ha un potere diretto di determinazione del prezzo. Vi è però un aspetto che dal 2014, a seguito dell’entrata in vigore di un regolamento europeo, interessa l’Autorità di vigilanza nel merito: il riacquisto di proprie azioni da parte della banca stessa. Fino a tutto il 2013 la legge chiamava la Vigilanza ad autorizzare tali riacquisti solo se eccedevano il 5 per cento del capitale. Dal gennaio del 2014, l’autorizzazione è invece richiesta in ogni caso. Il criterio per decidere se autorizzare o no è di natura puramente prudenziale: nel momento in cui la banca riacquista le proprie azioni dai suoi soci riduce il patrimonio e ciò deve essere attentamente valutato dalla Vigilanza.

Nel 2014 è emerso che la Banca Popolare di Vicenza acquistava azioni proprie senza aver prima richiesto l’autorizzazione alla Vigilanza. D’intesa con le nuove strutture europee di vigilanza, la Banca d’Italia ha inserito tra gli obiettivi di una ispezione programmata per l’inizio del 2015 la verifica delle modalità di negoziazione delle azioni proprie. Tale ispezione ha rivelato che l’Istituto non aveva dedotto - per un ammontare cospicuo - dal patrimonio di vigilanza il capitale raccolto a fronte di finanziamenti erogati dalla stessa banca ai sottoscrittori delle sue azioni senza comunicarli alla Vigilanza. Le azioni acquistate grazie a un finanziamento della stessa banca emittente, infatti, non possono essere conteggiate nel patrimonio di vigilanza per un’evidente ragione: il patrimonio è considerato come il primo cuscinetto di sicurezza per assorbire eventuali perdite; esso deve essere quindi costituito da risorse vere, non a elevato rischio di essere vanificate da un finanziamento non restituito. A seguito di tale ispezione è stato imposto alla Popolare di Vicenza di ricostituire i margini patrimoniali regolamentari. L’alta dirigenza è stata rinnovata. La banca ha recentemente deliberato la trasformazione in S.p.A., un aumento di capitale e la quotazione delle azioni.

La Procura e la Consob
La Procura di Vicenza sta indagando ormai da diversi mesi sulla condotta tenuta da alcuni esponenti di vertice del gruppo (ipotizzando i reati di aggiotaggio e di ostacolo alle funzioni dell’autorità di vigilanza). Anche la Procura di Prato indaga sulla Banca Popolare di Vicenza, seguendo un filone diverso da quello vicentino, che potrebbe portare ad ipotizzare i reati di truffa ed estorsione ai danni di clienti e imprenditori che negli anni e nei mesi scorsi sarebbero stati costretti a comprare azioni della Banca per ottenere finanziamenti e mutui, o per vedersi rinnovate linee di credito. Anche la Consob è intervenuta nei confronti dell’Istituto, multando con complessivi 73 mila euro il vertice della banca al termine di un procedimento disciplinare avviato il 30 luglio 2014 in relazione a “carenze di carattere procedurale nonché condotte operative irregolari relative alla valutazione di adeguatezza” della clientela. Ad essere sanzionati sono stati i componenti del CdA, del collegio sindacale, il direttore generale e il vice direttore generale della divisione mercati in carica al tempo dei fatti. È invece ancora in corso l’ispezione avviata lo scorso 22 aprile con cui la stessa Consob ha acceso un faro sui presidi volti a gestire il conflitto di interessi della banca nel collocamento di proprie azioni e obbligazioni, sul processo di definizione del valore delle azioni, sulla valutazione dell’adeguatezza degli investimenti della clientela, nonché sulla gestione degli ordini dei clienti aventi ad oggetto la vendita di azioni proprie. Dopo centinaia di segnalazioni di richieste di assistenza e tutela collettiva di azionisti della Banca Popolare di Vicenza (da cui risulta che le azioni della banca vicentina sono state vendute a piccoli risparmiatori per importi molto rilevanti, senza una preventiva informazione sul rischio e sulle difficoltà di vendita), Movimento Consumatori ha deciso di presentare un esposto alla Consob chiedendo di indagare e fare chiarezza sulle modalità con le quali sono state vendute le azioni che, a seguito della delibera dell’Assemblea dei soci dell’11 aprile 2015, hanno subito un deprezzamento da 62,5 euro a 48,00 euro per azione e quindi da mesi non hanno mercato. Il CdA della Popolare di Vicenza ha fissato a 6,3 euro per azione il valore del prezzo di recesso per i soci che nell’assemblea del prossimo 5 marzo non voteranno a favore della trasformazione in Società per Azioni. Lo si legge in una nota della banca datata 16.02.2016. Chi vorrà uscire dal capitale della banca otterrà, quindi, quasi il 90% in meno dei 62 euro a cui negli ultimi anni la Popolare di Vicenza ha fatto digerire ai soci diverse centinaia di milioni di aumenti di capitale e quasi l’87% in meno dei 48 euro a cui il valore delle azioni è stato tagliato dall’assemblea nell’aprile 2015.

Sportello del consumatore

Hai un problema? Risolvilo con lo sportello online!

link

Petizioni

Firma anche tu e sostieni le battaglie per i tuoi diritti

link

Segnalazioni

Fai sentire la tua voce. Inviaci una segnalazione

link