La campagna di MC, la class action e la costituzione di parte civile

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07-07-2016

I legali del Movimento Consumatori – oltre a depositare l’esposto per i reati di frode in commercio e immissione in circolazione di prodotti pericolosi – stanno studiando attentamente il dossier Volkswagen, per individuare le azioni più efficaci a tutela sia dei consumatori che hanno acquistato i veicoli coinvolti nello scandalo sia dei risparmiatori che hanno investito in titoli della casa automobilistica tedesca.

GLI ACQUIRENTI DELLE AUTO
Per gli acquirenti delle auto si valuta la possibilità di avviare una class action o azione collettiva per ottenere il risarcimento dei danni subiti in conseguenza dell’acquisto dei veicoli motorizzati con i propulsorI diesel EA 189 e V6 3.0, nonché benzina. Laddove, nonostante l’annunciato piano d’azione, la Volkswagen non dovesse riuscire a riportare le auto in questione entro i parametri di emissioni di NOX e CO2 Euro 5, chiaramente il danno potrebbe stimarsi nel valore d’acquisto del mezzo, senza tuttavia dimenticare, ma anzi tenendo conto anche di una sorta di ammortamento per il suo effettivo utilizzo successivamente all’acquisto. Si tratterebbe infatti di una vendita di un bene difforme da quello pattuito che consentirebbe al consumatore di chiedere la sostituzione del bene non conforme con uno conforme o, in assenza di questa sostituzione, la risoluzione del contratto ai sensi dell’art. 130 del Codice del Consumo.

Anche nell’ipotesi che il richiamo avviato dalla casa automobilistica tedesca consenta di risolvere tecnicamente il problema delle emissioni dei veicoli attualmente fuorilegge, tuttavia, potrebbe residuare a carico del consumatore un danno patrimoniale. Infatti, secondo gli esperti del settore, esistono vari tipi di sistemi per l’abbattimento sia dei NOX che dei CO2, alcuni prevedono l’installazione di dispositivi hardware, altri aggiornamenti dei software che controllano il processo di combustione già installati. La costante di tutti questi sistemi sarebbe tuttavia sempre la stessa: aumento del consumo di carburante e peggioramento delle performances del veicolo.

E’ evidente allora che il consumatore si troverebbe, ancora una volta, a guidare un mezzo che seppur a norma per quanto concerne le emissioni, tuttavia potrebbe risultare non conforme con le qualità dichiarate per quanto concerne i consumi e le prestazioni. Anche in tal caso, l’acquirente avrebbe diritto ad un risarcimento proporzionale al pregiudizio subito.

Oltre a ciò, il risarcimento danni potrebbe giustificarsi ex art. 20 e 21 del Codice del consumo anche in relazione alle pratiche commerciali scorrette, sotto il profilo delle pratiche ingannevoli idonee a indurre in errore il consumatore medio riguardo i risultati che si possono attendere dall’uso di tali veicoli, i risultati e le caratteristiche fondamentali di prove e controlli sulle emissioni e sui consumi effettuati dal produttore, in quanto dichiarare un veicolo Euro 5 - che in realtà ha emissioni oltre le soglie di quel parametro - equivale evidentemente ad asserire, contrariamente al vero, che detto rispetta le condizioni in base alle quali il suo impiego (trattandosi di auto, la sua circolazione) è stato approvato ed autorizzato da un organismo pubblico (Ministero dei Trasporti italiano). In pratica, la Volkswagen potrebbe essere chiamata a rispondere, anche a titolo di responsabilità extracontrattuale (nello specifico, precontrattuale), delle dichiarazioni non conformi al vero circa l’effettivo rispetto dei limiti di emissione NOX e/o CO2 Euro 5 da parte dei veicoli diesel e benzina coinvolti nello scandalo, poiché è ragionevole ritenere che un consumatore di media avvedutezza sia stato ‘spinto’ ad assumere una decisione di natura commerciale (quella di acquistare una di queste auto Volkswagen) che non avrebbe altrimenti preso.

Per consentire la creazione di una procedura di risarcimento collettivo, il 26 ottobre 2015 l'associazione ha inviato una diffida ai sensi dell'art. 140 comma 5 del C.d. e ha iniziato a raccogliere informazioni e dati attraverso appositi questionari per individuare le possibili classi di danneggiati da coinvolgere in una futura azione collettiva risarcitoria ed ha altresì predisposto dei moduli di diffide da inviare, a nome e per conto dei singoli consumatori, anche per interrompere qualunque prescrizione e/o decadenza in materia. Non è da escludersi anche la costituzione di parte civile nell’eventuale processo per frode in commercio.

GLI AZIONISTI
Anche chi ha comprato azioni del Gruppo Volkswagen sta pagando a caro prezzo gli effetti del diesel gate.
Secondo i legali di MC, anche per i risparmiatori danneggiati possono immaginarsi prospettive di risarcimento dei pregiudizi, patrimoniali e non, subiti per la perdita delle somme investite nei titoli in questione. La casa automobilistica tedesca, infatti, tacendo l’esistenza della pratica commerciale ingannevole (l’applicazione di sistemi in grado di bypassare i controlli sulle emissioni NOx e/o CO2 dei proprio veicoli con motori diesel e benzina dichiarati Euro 5), ha omesso di comunicare ai mercati finanziari e agli investitori una notizia che può sicuramente considerarsi price sensitive cioè ‘sensibile’ per la quotazione del titolo, dunque idonea ad alterarne il reale valore in borsa. Se questa notizia fosse stata resa nota prima, chi aveva già investito, avrebbe potuto disinvestire e ottenere quantomeno una riduzione consistente della prevedibile perdita di valore del titolo conseguente alla diffusione dell’informazione sottaciuta; chi non aveva ancora investito, non lo avrebbe fatto, risparmiando quanto invece impiegato per l’acquisto di quei titoli.

Laddove fosse provato il nesso causale fra andamento anomalo del titolo dopo l’emersone dello scandalo e carattere ingannevole dell’omessa informazione, si potrebbe configurare una responsabilità risarcitoria da illecito, forse anche penale, potendosi configurare il reato di manipolazione del mercato (c.d. aggiotaggio informativo) ai sensi dell’art, 185 TUF.

In questo senso, il risarcimento potrebbe ottenersi, oltre che mediante la costituzione di parte civile in un eventuale giudizio penale, anche a seguito di azione collettiva in sede civile.

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